Cosenza è il capoluogo dell’omonima provincia in Calabria. Fondata dai Bruzi nel IV secolo a.C., esercitò un ruolo egemonico nell’area brettia regione sino alla conquista da parte dei romani. È identificata anche come “Atene della Calabria” in riferimento alla tradizione culturale acquisita tra XV e XVI secolo.

La città è capofila di un agglomerato urbano comprendente tra gli altri i comuni di Rende e Castrolibero, che costituisce una delle aree più dinamiche della Calabria sotto il profilo urbanistico, socio-economico, culturale e della dotazione di servizi

Cosentia è menzionata nel Cippo di Polla, epigrafe romana di età repubblicana
Le origini della città risalgono al IV secolo a.C., quando il popolo bruzio, parte meridionale del macro-gruppo sabellico insieme ai Siculi della Locride, fondò Cossa (o Cosa) nella Valle del Crati, ritenuta strategica per il controllo dell’area. Il primo toponimo rappresenta un esito sabellico di una base indoeuropea per ‘caverna’ o ‘grotta’ (città di ‘grotte’ costruita nel tufo), mentre i Romani, dopo la sconfitta degli alleati bruzi di Annibale (ca. il 201 a. C.) cambiano il nome in Co[n]sentia per deviare l’attenzione dalla sconfitta e per ricordare’ il “consenso” dei due fiumi (Livio: ubi consentiunt flumina), cioè il loro congiungersi. La città si sviluppò rapidamente e giunse ad esercitare il proprio controllo anche sulla Lucania e su quasi tutte le città della Magna Grecia calabra, che caddero una dopo l’altra sotto i continui attacchi dei Bruzi.

Quando il territorio venne sottomesso dai romani, Cosentia divenne un’importante statio lungo la Via Capua-Rhegium. Sotto l’impero di Augusto assunse le caratteristiche di città commerciale che mantenne sino all’età tardo-imperiale. Il ‘re dei Visigoti’, generale dell’esercito romano, Alarico, dopo il sacco di Roma del 410, muore a Cosenza per malattia, venendo sepolto vicino al fiume Busento.

Trasformata in ducato nel 568, nell’VIII e IX secolo la città fu bizantino, quando assunse il nome di Constantia. Violentemente contesa da saraceni e longobardi, la città fu quasi distrutta e riedificata nel 988. Oppostasi senza troppo successo all’occupazione normanna dell’XI secolo, successivamente divenne ducato degli Svevi, tra le città predilette da Federico II. In età angioina, sebbene mantenesse una certa autonomia, la città attraversò un periodo buio, attanagliata dalla miseria e dal brigantaggio. Solo nel XV secolo fu prescelta da Luigi III d’Angiò come luogo di residenza: in quegli anni Cosenza poté assurgere a fulcro del ducato di Calabria.

Nel periodo aragonese la città divenne capoluogo della Calabria Citeriore, che comprendeva grosso modo l’attuale provincia cosentina. In questo periodo nacque l’Accademia Cosentina che, soprattutto sotto la guida di Bernardino Telesio, divenne una delle principali istituzioni culturali dell’Italia Meridionale. Il XVI secolo vide un’impressionante fioritura umanistica e segnò per Cosenza una rinascita intellettuale: in quegli anni la città ottenne l’appellativo di “Atene della Calabria”.

Durante l’età napoleonica la città fu contrassegnata da un orientamento anticlericale e libertario, di matrice fortemente antiborbonica. Con la Restaurazione non mancarono le iniziative liberali e patriottiche che culminarono con la rivolta del 15 marzo 1844. Ad essa si ispirarono i Fratelli Bandiera che, a capo di un gruppo di repubblicani veneziani, cercarono di aiutare i “fratelli calabresi” ad emanciparsi dal giogo borbonico.

Interessata in epoca fascista da un ampio processo di riqualificazione ed espansione urbana, la città patì i ripetuti bombardamenti della seconda guerra mondiale. L’incontrollata espansione edilizia connotò anche il secondo dopoguerra, egemonizzato da classi dirigenti democristiane cui si affiancarono in un secondo tempo i socialisti. Nel 1971 la popolazione residente superò i 100.000 abitanti, contro gli appena 57.000 di venti anni prima: furono quelli anni di abbandono del centro storico cittadino in favore di periferie urbane, spesso prive di servizi. Negli anni successivi Cosenza ha visto un repentino calo della popolazione, a vantaggio dei comuni della cintura urbana.