San Marco Argentano è un centro urbano di antica storia, sito lungo la Valle del Crati in zona collinare, dal clime mite e temperato, è fra i più importanti centri artistici e culturali della provincia di Cosenza. È sede della diocesi di San Marco Argentano-Scalea.

Il toponimo San Marco deriva dal nome di San Marco evangelista, patrono della città. Il nome Argentano (significato letterale: che appartiene alla famiglia degli Argento) fu aggiunto con deliberazione di consiglio n.74 in data 1862 con la seguente motivazione: “Considerando che l’attuale Comune di Sammarco à origine dallo antico Argentanum così per favorire la tradizione delibera che il nome di Argentano venchi aggiunto a quello di Sammarco talché da ora innanzi questo Comune si distinguerà col nome di Sammarco Argentano”

L’identificazione di San Marco con la città di Argentanum, citata da Tito Livio (Ab Urbe condita, XXX 19, 10) assieme ad altri importanti centri bruzi che si unirono ai Romani nella battaglia contro Annibale, risale comunque ad anni precedenti l’assunzione della delibera. La storia dei diversi nomi che ebbe la città è contenuta in un documento del 1692 stilato dal sindaco dei Nobili don Ignazio Gonzaga.

Certo è che la Sibaritide, e quindi la zona intorno a San Marco Argentano che ne fa parte, fu abitata dall’uomo fin dai tempi del neolitico; numerosi ritrovamenti lo attestano (cfr. Mario Candido, Valle Crati prima e dopo la colonizzazione greca. Studio del Comprensorio, Venezia 1967). Quindi è certa la frequentazione dell’uomo primitivo nella zona. Il sito archeologico neolitico di Torre Mordillo dista poco più di 10 km da San Marco Argentano.

L’assetto urbanistico dell’attuale centro storico si deve senza dubbio all’arrivo dei normanni e in particolar modo a Roberto il Guiscardo, come attestano Amato di Montecassino (“quant ala en Calabre, hedifica la rocche de Saint Marc”) e Goffredo Malaterra (“castrum, quod Sancti Marci dicitur, firmavit”), e come testimoniano vari monumenti quali la torre, la cripta del Duomo, l’abbazia della Matina, in origine benedettina.

Probabilmente con le prime incursioni saracene gli abitanti del luogo avevano già iniziato a trasferirsi dalle aree a valle sul costone roccioso, fornito di difese naturali e, come affermano alcune fonti storiche, di presidi militari a guardia dei traffici che si svolgevano lungo la sottostante via istmica tra lo Ionio e il Tirreno.

Tracce di insediamenti di epoca romana sono state rinvenute in località Cimino, dove nel 1967 fu recuperato un grosso doglio interrato oggi conservato al Museo Archeologico di Sibari; altri frammenti fittili emersero in località Rossillo nel corso dei lavori di costruzione della Strada delle terme e, recentemente, nell’area della torre.

Nell’Ottocento due studiosi, Salvatore Cristofaro e Giovanni Selvaggi, testimoniarono ritrovamenti di reperti di epoca romana in contrada Tocco e a valle del paese. Eduardo Bruno, scultore e studioso di storia, ha avanzato l’ipotesi che proprio da Argiro (Argentanum in epoca romana) si ricavasse l’argento per la coniazione delle monete sibarite. Rinaldo Longo, linguista e glottobiologo, ritiene invece ciò pura fantasia, poiché è noto che Sibari ricavava l’argento dalle miniere dell’argentera di Longobucco, egli infatti scrive che se Argyron, Argiro, Argentanum castrum sono i nomi che secondo gli storici locali ebbe San Marco Argentano nell’antichità (cfr. Salvatore Cristofaro, Crono-Istoria di San Marco Argentano), non vi è alcuna attinenza con presunte miniere d’argento. Argentano (dal latino Argentanum) “vuol dire ‘podere che appartiene ad Argento’, ‘ possedimento di Argento’, cioè possedimento della Gens Argentana, per il preciso valore di suffisso di appartenenza, o di suffisso prediale che ha –anum, (cfr. Gerhard Rolfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, sintassi e formazione delle parole, Einaudi, Torino 1969, pp. 410–411). Argento è un cognome ancora esistente a San Marco Argentano e in qualche altro comune vicino e in altre parti d’Italia. È da supporre allora che siano stati membri di una stessa gens romana, appunto la Gens Argentana, cioè degli Argento, che probabilmente appartenevano alla classe dei cavalieri, detta anche classe equestre, ad aver avuto, in epoca romana, il possesso e/o il comando, in Francia del territorio di Argentan e in Italia di quello di Argentano”

L’epoca cristiana è segnata dal passaggio dell’evangelista Marco e dal martirio di Senatore, Viatore, Cassiodoro e della loro madre Dominata, secondo la tradizione e il racconto di una Passio bizantina del X secolo. La chiesa del Loco Santo e le reliquie custodite nella Cattedrale ne perpetuano il ricordo e la fede.

Oggi il centro storico si presenta con l’originaria struttura feudale, lungo la dorsale del percorso che unisce il Duomo e la torre normanna. La parte occidentale, più antica e popolata, è nascosta alla vista, l’altra più esposta e più prossima alla torre coincideva con l’antico quartiere ebraico della Giudeca.